Perché iniziare un percorso di consapevolezza? (soprattutto se pensi di non averne bisogno)

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“Tanto io sono fatto/a così”
“Non ho tempo per queste cose.”
“Se mi metto a scavare, poi chissà cosa viene fuori.”
“Ho paura di cambiare tutto, perdere persone, perdere equilibrio…”
Oppure ancora: “Non credo a queste cose. Sto bene, devo solo andare avanti.”

Se almeno una volta hai pensato una di queste frasi, questo articolo è per te.
E non per farti cambiare idea, ma per farti una domanda semplice:

E se invece potesse cambiarti la vita in meglio, in modo più semplice di quanto immagini?


Cosa vuol dire fare un percorso di consapevolezza?

Non significa diventare un’altra persona.
Non significa stravolgere la tua vita, lasciare tutto e andare a vivere in un ashram in India.
Significa iniziare a guardarti davvero, senza giudizio.

Significa chiederti:

  • “Funziono per automatismi?”
  • “Le scelte che faccio ogni giorno mi assomigliano davvero?”
  • “Quello che penso sia normale… lo è davvero per me, o lo è solo perché mi ci sono abituato?”

Spoiler: anche la paura è un meccanismo

Hai paura di cambiare?
Ti capisco.
Tutti abbiamo paura quando sentiamo che potremmo smettere di essere “quelli di sempre”.

Ma c’è una cosa da sapere:
La paura non è un nemico.
È una spia del cruscotto.
Ti segnala che stai per uscire da un’abitudine.
Non è per forza un segnale di pericolo.
È un invito a fare attenzione, non a scappare.


Il paradosso: a volte, il vero disagio è proprio nella “zona comfort”

Sai quando continui a ripeterti:
“Vabbè, è così da sempre”
“Ci convivo da anni ormai”
“Meglio non toccare certi tasti, e se poi salta tutto”
?

Ecco, quella non è sempre comfort zone.
A volte è una zona di sopravvivenza travestita da stabilità.
Ti sembra sicura solo perché ci sei stato dentro per tanto tempo.

La verità?
Si può vivere anche in modo diverso.
E no, non per forza più difficile.
A volte si trova una comfort zone molto più comoda, ma prima bisogna osare fare un passo.


Perché iniziare, proprio quando pensi di non averne bisogno

Perché se qualcosa dentro di te si muove, anche solo un dubbio,
una vocina che ti dice “forse potrei sentirmi meglio di così”,
allora quella è la porta da cui passare.

E sai qual è la cosa bella?
Non c’è un modo giusto o sbagliato di iniziare.
C’è solo il tuo modo.
Può essere una seduta di coaching, un libro, un percorso con un professionista, una pratica quotidiana, un mazzo di tarocchi, una camminata in solitudine, un corso di cucina, un viaggio.
Qualsiasi cosa ti metta in ascolto. In connessione con te e con quello che ti fa sentire che ti stai prendendo cura di te.

A volte ci “accontentiamo” non perché ci piacciano determinate situazioni o lavori “scomodi” o difficili, ma perché non riusciamo a immaginare altro o crediamo di non poter meritare qualcosa di diverso.

Ci hanno insegnato che il dolore è normale. Che l’entusiasmo è infantile. Che la leggerezza è superficiale.
Ma… e se fosse vero il contrario?

E se la leggerezza fosse saggezza?
E se l’entusiasmo fosse la bussola?
E se il dolore continuo non fosse il prezzo da pagare per vivere, ma il segnale che c’è qualcosa da cambiare?


Ma se poi sto peggio?

Che bella domanda. Un classico. La mente ci protegge così.
Meglio stare fermi, dice, così non corriamo rischi.
Eppure, nel tempo, stai fermo anche nel disagio, nella tensione, nella paura.
Non ti sembra già un prezzo piuttosto alto?

Quando capisci come funziona il tuo sistema nervoso,
quando vedi che l’ansia è una forma di protezione,
che la mente ripete frasi per autoproteggersi…
allora non sei più in balia dei tuoi automatismi.

L’ansia, la chiusura, la fuga… sono risposte di sopravvivenza.
Capirle non significa eliminarle, ma sostituirle piano piano con nuove risposte, con dolcezza e presenza.

E da lì, cambia tutto.
Non ti destabilizzi: ti ritrovi.

Forse ti sentirai perso/a, smarrito/a, un po’ stonato/a.
È normale.
È la fase in cui stai lasciando ciò che non sei… prima ancora di riconoscere ciò che sei davvero.

Ma fidati: quella sensazione di vuoto non è pericolosa. È fertile.
Dal vuoto nasce lo spazio per:

  • un nuovo modo di essere,
  • nuove scelte,
  • nuove abitudini che nutrono invece di consumare.

E se poi perdo tutto?

Sì, potresti perdere qualcosa.
Ma spesso, perdi solo ciò che non ti serve più. O che ha smesso di essere utile. O forse non lo perdi. Cambia, in meglio.

Vecchie dinamiche che si ripetono all’infinito.
Relazioni che ti tenevano piccolo. O che, in quel modo, non funzionavano.
Maschere che non ti rappresentano.
Storie che ti sei raccontato per sopravvivere, ma che ora non ti servono più.

E cosa trovi in cambio?

Un senso di verità.
Una nuova leggerezza.
E soprattutto… te stesso.

Non possiamo evitare il cambiamento.
Ma possiamo scegliere se viverlo da protagonisti o da spettatori.
Possiamo decidere se restare in una gabbia dorata… o rischiare di volare, anche se tremano le ali.

E se questa vita fosse l’unica possibilità che abbiamo?
E se, invece di “sopportarla”, imparassimo ad abbracciarla con tutta la sua intensità? E se non perdessi nulla, ma quello che hai potessi guardarlo con nuovi occhi?

E se riuscissi a parlare con quella persona senza reagire ma accogliendovi a vicenda, con amore?

Se quel lavoro che odi, ti potesse finalmente dare la motivazione per alzarti la mattina con entusiasmo?


La consapevolezza non ti rovina la vita. Te la restituisce.

Non è un percorso per eletti o per chi “ha problemi”.
È un atto d’amore.
È il regalo più grande che puoi farti.

Non perché “devi aggiustarti”, ma perché meriti di scegliere.
Di capire cosa vuoi.
Di vivere davvero.
Con entusiasmo, passione e presenza.

Perché questa vita, che sia l’unica o una delle tante,
è una possibilità preziosa.

Non devi cambiare tutto adesso.
Non devi avere tutte le risposte.
Non devi essere pronto/a.

Ti basta essere onesto/a con te stesso/a.

E forse non c’è niente di più rivoluzionario che cominciare ad ascoltarti davvero.

Una domanda per te che leggi:
Cosa ti impedisce, oggi, di ascoltarti davvero?

E se fosse proprio quello il punto da cui partire?

Se vuoi, sono qui e ti ascolto!

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